Petra Magoni è una cantante italiana conosciuta per la sua voce straordinaria e versatile. E’ capace di trasformare una semplice canzone in uno spettacolo vivente e per questo le basta solo il suono delle corde del contrabasso di Ferruccio Spinetti. Insieme fanno strada a nuovi spazi sonori che avvolgono il pubblico, portandolo cosi nel meraviglioso mondo della “Musica Nuda”. Petra sin da piccola inizia cantare in un coro di voci bianche e per molti anni fa esperienza in gruppi vocali di vario genere.
Ha studiato canto presso il Conservatorio di Livorno e l’Istitituto Pontificio di Musica Sacra di Milano, perfezionandosi in musica antica con Alan Curtis. Petra ha partecipato ben due volte al Festival di Sanremo. Nel gennaio 2003 incontra Ferruccio Spinetti (all’epoca da 15 anni contrabbassista della Piccola Orchestra Avion Travel) con cui quasi per gioco incide l’album MUSICA NUDA. Dal 2003 i concerti di MUSICA NUDA sono oltre 150 l’anno, tenuti in Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Grecia, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Svizzera, Russia, Tunisia, Stati Uniti, Cina, Ecuador, Israele, Montenegro, Canada, Serbia, Albania. Molte le sale e i teatri prestigiosi tra cui ricordiamo: il Teatro San Carlo di Napoli, L’Olympia di Parigi, il Joe’s Pub di New York. Nel corso della sua carriera conta molte collaborazioni con musicisti italiani e non: Stefano Bollani, Ares Tavolazzi, Al Jarreau, Bojan Z, Erik Truffaz, Paolo Benvegnu’, Antonello Salis, Nicola Stilo, i Tetes de Bois, Morgan, Jaques Higelin, Ginevra
di Marco, Avion Travel, Les Anarchistes, Massimo Ranieri, Sanseverino.

Cara Petra sono onorata e felicissima di averti nella mia rubrica “Ruga”. Iniziamo questa conversazione con “Musica Nuda”: come è nato questo progetto?

Il mio incontro con Ferruccio Spinetti è stato fondamentale perché prima ho provato a fare un po’ di tutto ma non avevo trovato veramente i miei punti di forza. Ci siamo incontrati nel gennaio del 2003 su un palco di una jam section e subito abbiamo fatto un pezzo in duo. Lui ha iniziato a suonare “Roxane” che era una canzone che conoscevo molto bene e abbiamo fatto questo pezzo in due. Da subito ci siamo stupiti del suono che i nostri due strumenti producevano insieme. Ci siamo detti che prima o poi faremo qualcosa insieme. Dopo qualche settimana io dovevo fare un concerto in una piccola enoteca in Toscana con un chitarrista che si è ammalato ma in quel periodo non mi potevo permettere di perdere date. Quindi ho chiamato Ferruccio e in un pomeriggio abbiamo messo su una trentina di pezzi per il programma del concerto pescando dal bagaglio comune iniziando dagli standard di jazz alle canzoni dei Beatles, canzoni di Battisti, e di tutta quella musica che fa parte di due musicisti nati negli anni 70’. Quella sera abbiamo suonato in acustico tra i tavoli e abbiamo avuto una risposta molto bella dal pubblico. Da allora non ho mai suonato con quel chitarrista. (ride)

Come è evoluto questo progetto, a dir poco, unico?

Con Ferruccio non ci saremmo mai immaginati che questo piccolo progetto nato con grandissimo entusiasmo, ci desse modo di fare tutto quello che abbiamo fatto. Abbiamo suonato in tutto il mondo, anche al Teatro dell’opera di Tirana, in Russia, Sud America, New York. Suoniamo insieme da 18 anni e abbiamo fatto 11 dischi di cui 3 sono stati dischi registrati live e i altri prodotti in studio. In occasione del 18-esimo anniversario stiamo preparando un disco di canzoni inedite per bambini, visto che siamo diventati maggiorenni (ride). Tutto un disco di canzoni italiane dove ci cono composizioni nostre ma anche canzoni scritte da artisti come Simone Cristicchi, Max Casacci e tanti altri autori che hanno scritto per noi come Susanna Parigi, Francesco Cusumano. Stiamo in una fase abbastanza finale e capiremo come farlo uscire perché in questo periodo non è facile. Speriamo di poterlo fare entro il 2021.

Live a Tirana?

Devo innanzi tutto dire che è stato un concerto molto bello. Anche se registrato con mezzi di fortuna perché non era previsto, il nostro fonico come sempre, lo ha registrato per il nostro archivio. Ascoltando quel concerto, in particolare, ci era piaciuto davvero tanto da farlo diventare un disco: “Live a Tirana”.

Hai qualche ricordo particole dell’Albania?

A me piace molto visitare e conoscere a fondo il posto dove vado a cantare. Andandoci da musicista, è facile entrare in contatto con le persone del luogo, che ti mostrano una parte del paese difficile da conoscere per un semplice turista. Mi piace andare nei musei. E sono andata al Museo che sta di fronte al Teatro dell’Opera di Tirana. E‘ stato molto interessante scoprire tante cose riguardo la storia recente dell’Albania che non conoscevo. Tutto quello che fa scoprire la storia di un posto o quello che è successo in quel posto, è sempre molto interessante e ti dà modo anche di avere un contatto diverso con il pubblico durante il concerto: hai una consapevolezza diversa.

“Musica Nuda”, passando per Mozart!

“Musica Nuda” intanto non è una gabbia. Ho fatto tante collaborazioni come con l’Orchestra di Piazza Vittorio, con Luigi Cinque, con Ilaria Fantin di cui dovrebbe uscire un disco. È appena uscito un disco con Paolo Fresu e tanti artisti di altissimo livello, dedicato alla musica di David Bowie, e quest’estate dovrei avere tanti concerti con loro. Tutte queste esperienze arricchiscono il progetto “Musica Muda”. Con l’Orchestra di Piazza Vittorio ho fatto due produzioni bellissime non solo dal punto di vista musicale ma anche a livello di messa in scena, perché sia Il “Flauto magico” che “Don Giovanni” erano rappresentate scenicamente. Due esperienze anche molto diverse. Nel Flauto magico ero Regina della Notte e ho avuto grande successo con le arie, tra l’altro famosissime, di questo personaggio. Dal punto di vista interpretativo il personaggio è abbastanza “standard”: arriva arrabbiata, triste e disperata, canta le sue arie e se ne va. Mentre il personaggio di Don Giovanni è stato molto più difficile perchè dal punto di vista vocale non c’erano punti esplosivi. Per cui è stato un lavoro di interpretazione psicologico molto duro e pesante, soprattutto quando facevamo doppie repliche.

Don Giovanni secondo L’Orchestra Di Piazza Vittorio

Ogni sera Don Giovanni affronta la morte dicendo “No, non mi pento di niente!”, una cosa che mi trova molto d’accordo. Però riviverlo ogni sera e due volte di seguito, è stato un po’ difficile. Devo dire che mi manca molto. Il bello di queste grandi produzioni, a prescindere da quello che si fa sul palco, consiste nell’essere in tanti, ci si incontra e ci si scontra anche, ma il bello è costruire qualcosa insieme, emozionarsi insieme, credere in un progetto insieme. Questo ci fa essere più umani!

Assonnata?

Assolutamente sì! Soprattutto in questo tempo di pandemia. Il fatto di avere avuto tanto tempo a disposizione nel primo periodo di lockdown, è stato vissuto anche un po’ come un lusso, se vogliamo. Cosa che non ci potevamo permettere quando eravamo in tour. Però al di là della chiusura generale a cui tutti eravamo sottoposti, artisti e non, c’era una situazione di equità, io credo. Questo secondo lockdown, invece, l’ho trovato profondamente ingiusto, e io quando ce un’ingiustizia non sto bene! Per cui non l’ho vissuta bene e di conseguenza questo tempo libero che avevo non l’ho potuto sfruttare per preparare concerti. La musica quasi mi faceva male a sentirla in certi momenti. Ci sono stati momenti in cui pensavo che tutto quello in cui avevo creduto nella mia vita fosse inutile. Ma è stato un momento breve, però c’è stato. Poi ovviamente mi sono detta che non era vero, che non era assolutamente cosi. Il disco con Paolo Fresu lo abbiamo chiamato “Heroes”, anche perché in questi tempi continuare a credere in quello che si fa,  ha un po’ di eroico dentro.

Messaggio?

IL mio messaggio è quello di ragionare sul ruolo dell’arte oggi. Dare importanza solo a ciò che dà profitto nell’immediato è profondamente disumano. L’essere umano non è fatto solo di vita biologica e consumismo, ma anche di emozioni, creatività e condivisione. Noi ci dedichiamo anima e corpo al nostro lavoro, ci piace e lo facciamo con passione. Sul palco saliamo noi e gli applausi li prendiamo noi. Continuiamo a credere nella bellezza e nell’importanza di ciò che facciamo.

Grazie mille di questa intervista e in bocca al lupo per tutto!